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Il desiderio di avere accanto un animale, anche in un contesto urbano, è sempre più forte tanto che un numero sempre maggiore di persone dichiarano di possederne almeno uno se non di più, sia della stessa specie che di differenti che convivono tranquillamente nonostante i detti popolari.
Ma quali sono, invece, le motivazioni per cui la convivenza è difficile, nonostante la si desideri? La “scusa” più diffusa, anche se non sempre giustificata, è l’allergia ad alcuni Pets.

Mi permetto di scrivere con questi termini perché è la “giustificazione” che purtroppo noi medici veterinari sentiamo spesso… stranamente in vicinanza del periodo delle vacanze e che molti proprietari confessano all’atto di un abbandono o rinuncia. Ma è proprio vero che, soprattutto il gatto possa scatenare allergie tali da doverlo abbandonare o privarsi della sua meravigliosa compagnia?

Purtroppo sì ed il gatto, tra tutti i pets più comuni, è quello che può scatenare più forme allergiche. La gravità della reazione dipende dal singolo gatto e dal sistema immunitario dell’umano. Si possono avere forme talmente lievi da essere veramente impercettibili… manifestazioni evidenti ma localizzate e momentanee come rossore e prurito locale se il micio si struscia contro di noi, fino a manifestazioni più evidenti come lacrimazione e arrossamento degli occhi, per terminare purtroppo con vere crisi asmatiche e difficoltà respiratorie.

Non tutti i gatti sono responsabili dello scatenarsi di allergie e diversamente da quello che si è soliti pensare, non dipende dalla lunghezza o dalla quantità di peli del micio perché a scatenare l’allergia è la saliva. Da tempo si è scoperto che la responsabile è una proteina denominata Fel D1, prodotta dalle ghiandole salivari e sebacee. Il micio, praticando grooming per la maggior parte della giornata, deposita su tutto il mantello la sua saliva e il pelo, staccandosi e depositandosi, causerà le manifestazioni sopra esposte.
Il pelo poi volando e depositandosi ovunque può scatenare allergie nelle persone particolarmente predisposte anche dopo molti mesi dall’assenza del gatto. Il pelo, quindi, è solo un vettore.

Si stima che nel mondo 1 persona su 5 sia allergica a questa proteina. Tutti i gatti la producono ma numerosi studi evidenziano che due razze in particolare, il Siberiano e l’Abissino, si sono dimostrata le meno “allergizzanti”. Gli studi condotti dalla Indoor Biotehnology della Virginia (U.S.A) hanno scoperto che un gatto maschio di razza Siberiana produce normalmente deumila micro grammi di Fel D1 contro i 62 mila micro di un gatto di altra razza e la femmina di razza Siberiano solo 205.
Anche la saliva degli Abissini ne avrebbe un contenuto molto basso rispetto a tutti gli altri gatti.

Ci sono allo studio più modi per ridurre la produzione di Fel D1. L’Universitá di Zurigo, ad esempio, lavora da dieci anni alla messa a punto di un vaccino da somministrare al gatto che riduce la sua produzione proteica con buoni risultati pubblicati sul Juornal of Allergy and Clinical Immunology.

Altra ricerca riguarda le ditte produttrici di alimenti per gatti. Una in particolare sta producendo degli alimenti contenenti un ovo-prodotto in grado di contrastare la presenza della proteina, con una riduzione media comprovata del 47% dei livelli del Fel D1.

L’uso di shampoo o lozioni locali non avrebbe invece nessuna utilità proprio perché non contrasta il continuo deposito di saliva sul mantello da parte del gatto. In ogni caso sarà solo la convivenza a farci capire se un singolo soggetto può essere responsabile o meno delle manifestazioni allergiche. Come avrete capito, anche in questo caso sfortunato si potrà trovare la soluzione più idonea, che non è mai l’abbandono.

L’alternativa potrebbe essere quella di accogliere un gatto delle razze sopra citate ma attenzione, anche questi potrebbero scatenare allergie Per sicurezza, datevi un po’ di tempo in “prova” per essere sicuri della “compatibilità” della convivenza ed evitare un ulteriore abbandono.