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È solo un tubo?
Occupiamoci di “un tubo” che non è Solo un tubo ma un organo spesso sottovalutato e… dimenticato: l’esofago.
L’esofago è un organo, appunto, tubiforme, fibromuscolare che, dalla faringe al termine delle fauci, attraversa il collo passando a sinistra della trachea, attraversa la cavità toracica passando dietro al cuore e infine attraversa il diaframma ed entra nella cavità addominale terminando nello stomaco attraverso lo sfintere del cardias.

La sua struttura anatomica è composta da uno strato mucoso epiteliale, uno strato muscolare con fibre lisce e striate e uno strato esterno di tessuto connettivo con fibre nervose involontarie e volontarie.

La sua funzione è quella di far procedere i bocconi di cibo dalla bocca fino allo stomaco. Per questo motivo è dotato di fibre muscolari.
La sua superficie è delicata ed esposta a possibili traumi o dal contatto con materiale gastrico estremamente acido.

Come tutti gli organi può essere soggetto a più patologie, genetiche o ereditarie. Il megaesofago è una di queste. A causa di questa patologia alcune fibre muscolari subiscono un parziale o totale sfiancamento al punto di non consentire più la regolare spinta verso lo stomaco. Questo provoca il rallentamento o il deposito di cibo che può a sua volta determinare una serie di problemi, primo fra tutti il rigurgito che si differenzia dal vomito proprio perché avviene subito dopo il pasto e mantiene le caratteristiche fisiche e organolettiche dell’alimento ingerito.

> A tale proposito vi invito a leggere l’articolo sulla sindrome del megaesofago.

Le indagini radiografiche in bianco (Rx) o con mezzo di contrasto evidenziano lo sfiancamento dell’organo in un unico punto o in più parti.
Le ostruzioni possono essere causate dalla presenza di corpi estranei ingeriti occasionalmente o ingoiati voracemente senza una adeguata masticazione a causa di gengiviti, parodontiti o assenza di denti. Si tratta in genere ossicini, lische di pesce, piccoli snack rigidi ma anche parti di giochi che si incastrano obliquamente tra le pareti esofagee e al passaggio del diaframma dove il calibro dell’organo si restringe.

Anche in questo caso compare il rigurgito. Il soggetto cercherà in tutti i modi di liberarsi del corpo estraneo cercando di espellerlo. Se questa situazione dovesse durare più di qualche minuto è consigliabile recarsi da un veterinario per eseguire gli accertamenti necessari.

In alcuni casi piccoli oggetti appuntiti come aghi o ami da pesca possono infilarsi tra le pareti dell’organo provocando ascessi con la comparsa di febbre, gonfiore dalla parte colpita e dolore.
A volte le ostruzioni avvengono all’esterno dell’organo, causate da patologie degli organi vicini che comprimono la sua struttura rallentando il passaggio dei bocconi di cibo.
Sia corpi estranei che alimenti particolarmente duri e spigolosi come legnetti o ossa, che si ha l’abitudine purtroppo frequente di dare ai cani, ma che va evitata assolutamente, possono “graffiare” le sue delicate pareti provocando delle esofagiti, vere e proprie infiammazioni con riottosità ad alimentarsi, rigurgito e scialorrea.

Più gravi sono invece le esofagiti da vomito continuo sia per patologie proprie dello stomaco che per tutte le sindromi che provocano vomito, come per esempio l’insufficienza renale. In tal caso il continuo contatto del materiale gastrico, particolarmente acido, corrode letteralmente le sue pareti causando ulcere con dolore e ematemesi (vomito con sangue).

L’esofago anche se in rari casi, può essere colpito da forme neoplastiche.
In tutti i casi sono necessari accertamenti clinici, dalla normale palpazione d’organo e controllo che non ci siano tumefazioni, e quelle diagnostiche come Rx ed endoscopie possono facilmente individuare il problemi.