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”…la lettiera del mio gatto la faccio pulire da mio marito perché sono incinta…” Ecco una classica frase che noi veterinari sentiamo spesso, tutta colpa del Toxoplasma gondii.
Cerchiamo di capire chi è e quali rischi potrebbe portare nel periodo della gravidanza.

Toxoplasma gondii è un protozoo ubiquitario, ovvero un parassita unicellulare che vive nell’intestino di moltissimi animali, mammiferi e uccelli, ma che si riproduce solo nell’intestino del gatto, per questo la presenza di questo meraviglioso animale nelle nostre case è considerata così potenzialmente “pericolosa”. Ma vediamo quanto è vero. Questi piccoli organismi vengono assunti per ingestione delle oocisti (piccole Cisti membranose all’interno della quale si formano le spore riproduttive) contenute nelle feci di gatti infetti o incistate e silenti per anni nei muscoli e nel cervello di animali contaminati.

Un tipico esempio, per quanto riguarda il gatto, sono le piccole prede o le carni contaminate consumate senza cottura, penso sopratutto alla possibilità di trovarne in maiali od ovini che vivono allo stato brado, mentre è quasi impossibili trovarne nelle carni di animali provenienti da allevamenti. Generalmente l’infezione si manifesta con dissenteria modesta, che si risolve spesso da sola. Se l’infestazione è più grave, invece, soprattutto in gatti o umani in grave stato di deperimento organico conseguente a malattie, potrebbe trasformarsi in una patologia più seria con febbre, stanchezza, infiammazione muscolare, fino a manifestazioni neurologiche e visive molto gravi.

Se la patologia venisse contratta nei primi tre mesi di una gravidanza potrebbe provocare aborto, importanti lesioni neurologiche o visive al bambino, con ovvie gravissime conseguenze.
Per la maggior parte dei nostri mici, che si nutrono di cibi di origine industriale, escludo che possano contrarre infezione da questo parassita, mentre il contagio è più probabile per quelli che conducono una vita semi randagia o randagia con predazione di topi o altri animali liberi. Bisogna però stare tranquilli perchè le possibilità percentuali di contrarre la toxoplasmosi dal nostro micio, tutto considerato, sono bassissime, veramente infinitesimali per una serie di motivi. Affinchè si possa contrarre l’infezione, infatti, è necessario, ovviamente, prima di tutto che il micio sia stato infettato.

Nella fase del contagio, generalmente breve, micio dovrà produrre delle feci diarroiche nelle quali saranno contenute le oociti che, ricordo, sono invisibili. Queste poi, per essere contagiose, dovranno “maturare” per almeno 48 ore, se non più a lungo, a temperature ambientali non comuni nelle nostre abitazioni, ma nessuno di noi lascerebbe una lettiera sporca per così tanto tempo senza procedere alla pulizia. Infine bisognerebbe toccare le stesse feci e portarle alla bocca o contaminare con le stesse i nostri alimenti. Un percorso, evidentemente, non scontato.

>Leggi anche l’articolo su “La lettiera del gatto!”

L’infezione è paradossalmente molto più facile consumando verdura proveniente da orti nei quali sia passato un gatto randagio che potrebbe aver “contaminato” gli ortaggi, oppure carni di animali allevati al pascolo senza adeguata cottura, come facciamo a volte con la salsiccia cruda di animali allevati allo stato libero. Le carni lavorate e sottoposte a salatura o affumicatura, come quelle lasciate per qualche giorno a temperature di congelamento, invece, non possono essere infette poichè tutte queste procedure uccidono il Toxoplasma e le oocisti.
In caso di contagio l’infezione potrà essere rilevata con un semplice esame del sangue e si potrà debellare con un ciclo di antibiotico. Il sistema immunitario produrrà anticorpi che rimarranno per tutta la vita.

Questi accertamenti potranno essere eseguiti anche sul nostro gatto, soprattutto nel caso che si voglia adottare un micetto randagio per cui, oltre ai soliti esami FIV/FELV, chiedete al medico veterinario curante di valutare l’ipotesi di un test per il Toxoplasma. L’esito negativo vi lascerà tranquilli anche in caso di una vostra gravidanza.

Ricordiamo che il nostro micio non è e non deve essere il capro espiatorio delle patologie umane. Meglio usare il buon senso e informarsi da un veterinario che abbandonare un piccolo innocente.